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PREMIO LETTERARIO CACCURI 2019

Data/Ora: dal 06/08/2019 ore 18.20, al 10/08/2019
06/08/2019

 

L'Accademia dei Caccuriani è una associazione di promozione sociale, culturale e turistica ed è il cuore pulsante del Premio letterario Caccuri.   

Il Premio letterario Caccuri è ormai il concorso di saggistica tra i più importanti d’Italia che si svolge nel borgo medievale di Caccuri, in Calabria, nella Sila Crotonese. 

Non solo un Premio tra i più importanti d’Italia, ma una sfida coraggiosa e onesta che si propone di diffondere il piacere della lettura da una parte e la cultura intesa anche come intrattenimento dall’altra.

Un evento culturale giovane – è nato nel 2012 – eppure già prestigioso al punto d’aver meritato l’onorificenza della Medaglia al valore culturale che il Presidente della Repubblica gli ha assegnato. Un premio letterario di ottimo livello il cui merito va ascritto all’Accademia dei Caccuriani e ai suoi sognatori, Adolfo Barone, Roberto De Candia e Olimpo Talarico, i quali hanno creduto e creato un progetto così importante sfidando ostacoli e luoghi comuni. La VIII edizione si terrà a Caccuri, antico borgo della Sila crotonese, dal 6 al 10 agosto 2019 e presenta i seguenti quattro finalisti:

“Ancora un giro di chiave. Nino Marano. Una vita fra le sbarre”, Baldini e Castoldi editore, di Emma D’Aquino, immette sin da subito i lettori nelle atmosfere violente delle carceri. Sono i tanti istituti di pena in cui viene rinchiuso Nino Marano che commette un furto di una bici che gli spalanca le porte della galera, per poi compiere altri reati fino ad omicidi efferati. Emma D’Aquino, giornalista del Tg1 e noto volto televisivo, racconta in pagine intense ed emozionanti la storia di un detenuto, un uomo che ha vissuto più vita a scontare pene che in libertà a godersi la sua amata Sarina e i figli. Il testo è frutto dei racconti che il Marano fa nel tempo alla giornalista che lo incontra per la prima volta nell’Ucciardone.

È molto più di una biografia il testo “C’era una volta Andreotti”, Solferino edizioni, di Massimo Franco, inviato e notista del Corriere della Sera. Come si evince dal sottotitolo, si tratta del ritratto di un uomo, di un’epoca e di un Paese. L’opera di quest’autore, una volta letta, entra a far parte del patrimonio umano e di conoscenza di chi vi si accosta ed è certamente indimenticabile, forse perché rappresenta uno spaccato di storia individuale e collettiva che ha segnato per sempre il corso degli eventi in Italia e non solo o forse perché la penna incisiva e puntuale di Franco ha saputo delineare i contorni, ripercorrere i fatti, indagare gli stati d’animo ad essi sottesi, in maniera così autentica e pregevole da consegnare ai lettori un capolavoro che si colloca nel panorama della scrittura oscillando tra la narrazione e la poesia.

“Ho imparato” di Enrico Letta «non è (solo) un libro… È piuttosto un progetto collettivo» scrive del suo testo edito dal Mulino lo stesso autore, già Presidente del Consiglio dei Ministri nel biennio 2013-2014, ministro e parlamentare. Un’opera in cui Letta vuol lanciare le sue proposte perché l’Italia cambi direzione. Una scrittura tutta protesa a illustrare il cambiamento e gli atteggiamenti possibili di fronte ad esso con una scelta preferenziale, esemplificata nelle righe della quarta pagina di copertina “Quando soffia impetuoso il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”. Cambiare si può e si deve, al pari di come si deve reagire adeguatamente al cambiamento, soprattutto perché ai giovani si deve “restituire il futuro”. Un libro per definizione è rivolto al vasto pubblico dei lettori ma se si potesse entrare nella mente dell’autore si avrebbe la certezza che il suo “Ho imparato” è indirizzato principalmente ai giovani, come si evince peraltro dal sottotitolo “In viaggio con i giovani sognando un’Italia mondiale”.

Nel suo saggio “I sette peccati capitali dell’economia italiana”, edito Feltrinelli, Carlo Cottarelli, economista ed editorialista italiano, individua ed esamina singolarmente i fattori che danneggiano l’economia italiana. Si passa dall’evasione fiscale – che in Italia è più alta di quella degli altri Paesi – alla corruzione, criticabile da un punto vista etico anche se non avesse conseguenze economiche che di fatto ha, all’eccesso di burocrazia in cui l’autore sottolinea efficacemente che «se è vero che i burocrati generano le regole, è anche vero che le regole generano i burocrati», alla lentezza della giustizia con gli innumerevoli procedimenti pendenti e una giustizia civile lenta.
Un’analisi puntuale e approfondita che traccia le interrelazioni tra i suddetti “peccati”, cosa che può essere vista anche come un vantaggio perché risolvere un problema può permettere di risolvere anche gli altri.

http://www.premiocaccuri.it/portal/
FB.com/AccademiaDeiCaccuriani/




 


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