Verbicaro (CS)

Il fascino ancestrale di una liturgia antica e terribile

 

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La Calabria custodisce luoghi intrisi di cultura arcaica, teatri di riti antichissimi tramandati da generazioni attraverso i secoli e arrivati ad oggi quasi intatti nello spirito e nella rappresentazione.
 
I Battenti di Verbicaro

A Verbicaro, borgo inserito nel Parco Nazionale del Pollino in provincia di Cosenza, accanto alle cerimonie che precedono il giorno di Pasqua, si svolge uno dei riti di auto-flagellazione più cruenti e affascinanti dell’intera regione, che trae le sue radici da una storia di estrema devozione religiosa.
I Battenti di Verbicaro (i Vattienti, in dialetto) iniziano il loro rituale la sera del Giovedì Santo, riunendosi nei catuvu, vecchie cantine o magazzini, dove cenano prima di avviarsi in altri locali dove si scoprono le gambe prima di percuoterle energicamente con panni di lana grezza per favorire l’afflusso di sangue. Completata questa operazione preliminare, per mezzo dei cardidd, pezzi di sughero nei quali sono inseriti alcuni pezzi di vetro acuminati, iniziano a colpirsi le gambe fino alla fuoriuscita del sangue che cola abbondante lungo gli arti.

 
Verbicaro
 

Il rituale comprende la presenza di alcuni uomini che hanno il compito di spruzzare boccate di vino sulle gambe come pratica disinfettante. Alla fine di questa operazione, i battenti lasciano i locali che li ospitano per correre fuori lungo il tragitto della processione di Pasqua, lasciando impronte insanguinate sui muri delle chiese e delle edicole sacre. Il percorso viene ripetute per tre volte, sotto gli sguardi assorti di chi assiste e nel rispetto quasi divino conferito ai protagonisti, sospesi in una dimensione che mischia in egual misura sacro e profano.
Il rito è potente, evocativo, tragico: coinvolge spiritualmente l’intera popolazione, in una rappresentazione organica del cuore civile e religioso del borgo. Per il visitatore è un’esperienza mistica e irripetibile, quasi ipnotica, immersa in un’atmosfera sospesa che riporta indietro nel tempo e nello spazio.

 
Città del vino

Verbicaro è uno dei comuni calabresi aderenti all'associazione nazionale Città del Vino. Verbicaro, insieme a Grisolia, Orsomarso, Santa Domenica Talao e Santa Maria del Cedro, sono i centri della provincia di Cosenza dove si produce il famoso Verbicaro, l'unico vino della Riviera dei Cedri a vantare l'etichetta Doc. Il Verbicaro è prodotto nelle tipologie Bianco, Rosso (anche nella versione Riserva) e Rosato.
Ricca è sua la gastronomia a base di prodotti semplici della tradizione montanara.
Buonissimi sono i formaggi, tra cui spiccano la ricotta di latte di pecora nei “custigni", contenitori di giunco intrecciato a mano ed essiccato e il “ricottale”, tipo di ricotta che viene salata e affumicata. Notevoli anche i salumi tradizionali, come il capicollo, le salsicce, il prosciutto, la “vrina”, tipo di pancetta.

 
Verbicaro
 
Verbicaro Doc

È l'unico vino della Riviera dei Cedri a vantare l'etichetta Doc. Prodotto nelle tipologie Bianco, Rosso (anche nella versione Riserva) e Rosato.

 


 


Indirizzo Via Orologio 11
  87020 Verbicaro (CS)
Telefono 0985 6139
Fax 0985 6164
Sito web http://www.comune.verbicaro.cs.it/
 

 

Il centro storico, ormai parzialmente disabitato, costituisce per la sua configurazione caratteristica, topografica ed urbanistica, il primo e più significativo documento storico relativamente all'origine ed alla ragione stessa del paese. In rapporto alla sua configurazione topografica ne deriva che Verbicaro sia sorto come "castello" che si estendeva dal palazzo antico baronale sino a Bonifanti. L'antico palazzo baronale conserva ancora il nome di Castello. Si vedono ancora le strutture di un paese rifugio: mura di difesa con tre porte d'accesso all'abitato. Le case sono tutte di un solo vano, addossate le une alle altre e edificate a difesa e protezione. Si può ritenere che il primo nucleo abitato sia sorto in funzione difensiva, quando in epoca medievale, le popolazioni rivierasche, per scampare alla malaria e alla violenza delle incursioni piratesche e dei Saraceni, erano costrette a ritirarsi nel retroterra, in luoghi alti ed impervi, più sicuri e più adatti alla difesa. Il borgo, ristretto alle origini tra i naturali contrafforti rocciosi e i muraglioni protettivi di cinta, iniziò gradualmente a espandersi con il crescere della popolazione, diramandosi in agglomerati rionali di case nella campagna circostante. Il paese si sviluppò da questo nucleo fino a raggiungere le dimensioni attuali.



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