Santa Maria del Cedro (CS)

Il borgo che profuma di mare e di cedro

Santa Maria del Cedro è situata nell'alto Tirreno cosentino, tra le località di Diamante e Scalea, in uno splendido tratto di territorio calabrese che comprende zone montane immediatamente a ridosso del tratto di costa denominato Riviera dei Cedri. Il borgo è posto alla fine della vallata verde di cedriere e uliveti, da cui si diffonde un profumo intenso e unico. L'etimologia del nome "Santa Maria del Cedro", sancito nel 1968 con un decreto del Presidente della Repubblica, è legata evidentemente alla coltura dell'antico agrume che riveste il territorio di verde con estese cedriere.
La coltura del cedro è così rilevante che ogni anno, durante il periodo estivo, numerosi sacerdoti ebraici raggiungono questa località per selezionare e raccogliere di persona i cedri più puri da inviare alle comunità ebraiche sparse in tutto il mondo per celebrare la “Sukkoth”, la Festa delle Capanne, che rappresenta per gli ebrei uno degli avvenimenti religiosi più importanti.
 
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Santa Maria del Cedro è posta alla fine della vallata verde di cedriere e uliveti, da cui si diffonde un profumo intenso e unico.
 
Santa Maria del Cedro
 

Santa Maria del Cedro ha avuto origine in epoca moderna. Più antica invece la storia dell'attuale frazione di Marcellina, erede della città di Laos. A seguito di una serie di campagne di scavi archeologici, nel 1994 sul colle San Bartolo è stato realizzato il Parco Archeologico di Laos in cui sono visibili tracciati dell'area urbana, resti di case e di mura di cinta.
Sul colle Palecastro, in frazione Marcellina, si trovano i resti della città greca di Laos, i cui numerosi reperti rinvenuti sono oggi conservati nell’antiquarium di Scalea e al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.
Interessanti sono i resti dell’abitato alto-medievale di Abatemarco. Di particolare effetto scenografico sono i ruderi del Castello di San Michele e l’acquedotto normanno, mentre di datazione posteriore è il cosiddetto Carcere delle Imprese, una struttura probabilmente adibita ai lavori forzati dei detenuti per la produzione di olio e che oggi, dopo un recente restauro, è sede di manifestazioni culturali. Di particolare interesse è anche la Torre Sant’Andrea, parte integrante del sistema difensivo di torri costiere della Riviera dei Cedri.
Con il boom turistico avvenuto negli anni '80 sono nate diverse strutture ricettive e moderni complessi residenziali che hanno fatto di Santa Maria del Cedro un centro ricercato per le vacanze estive.

 
Parco Archeologico di Laos

Il principale attrattore culturale del territorio è posto sul colle di San Bartolo nella frazione di Marcellina, in Via degli Scavi. Documenti storici riportano che gli abitanti di Sibari, in seguito alla distruzione della loro città ad opera dei Crotonesi, nel 510 a.C. si trasferirono sulle coste del Mar Tirreno fondando delle nuove città, tra cui Laos.
Il parco archeologico di Laos copre un'area di circa 60 ettari ed è stato realizzato nel 1994 a seguito delle ricerche archeologiche condotte da un'equipe italo-francese. Gran parte dei reperti ritrovati si trovano oggi presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria ed in piccola parte nell'Antiquarium di Scalea. Lungo l'antica rete viaria si possono vedere i resti di alcune abitazioni, come gli zoccoli in muratura e le tegole di copertura del tetto. Subito dopo l'ingresso si trova un tratto della strada più larga, delimitata da muretti che creano due marciapiedi e due case che si affacciano su essa: quella sulla destra, scavata quasi integralmente, è detta “casa della rampa”; mentre l’altra è detta “casa della zecca”. Dall'altra parte della strada, andando verso nord, si trova la “casa con la fornace” ed ancora più a nord l'ultima grande abitazione, la “casa delle botteghe”. È presente anche un piccolo Antiquarium che conserva reperti del periodo Romano.

 
Complesso di San Michele

All'ingresso della valle del fiume Abatemarco, arroccato su un rilievo roccioso, svetta il complesso medioevale denominato di San Michele o dell'Abatemarco. Sulla parte più alta vi sono i ruderi del Castello di San Michele, mentre nell'area più bassa si trovano quelli della Chiesa di San Michele insieme ad alcune tracce di abitazioni.
Il Castello dell’Abatemarco, nome che deriva dall’Abbazia annessa edificata dai monaci basiliani, quale importante sede del loro ordine, ma meglio conosciuto dagli abitanti del luogo come Castello di San Michele, rappresenta uno dei monumenti più importanti del paese dell’Alto Tirreno Cosentino. Secondo alcune fonti storiche il feudo dell’Abatemarco comprendeva anche alcune torri a guardia dell’intera area, tra cui la Torre di Sant’Andrea ed è proprio dal feudo dell’Abatemarco, costituito attorno al Castello, che nacque l’attuale centro storico di Santa Maria del Cedro.
Nessun documento testimonia la costruzione del castello, ma si può ipotizzare l'origine normanna osservando le linee architettoniche dei resti ancora visibili: un lungo muraglione dove si attesta la torre cilindrica ed un torrione di minore dimensione di forma quadrangolare. La chiesa, di probabile origini basiliane, ha un'unica navata illuminata da una serie di monofore ed interamente dipinta, come testimoniano i due affreschi che, agli inizi degli anni '80, vennero trasferiti nella sede comunale per evitarne il deperimento, dei quali uno raffigura San Sebastiano Martire e l'altro la Madonna col Bambino tra un Santo Vescovo e San Leonardo.

 
Santa Maria del Cedro
 
Museo del Cedro

Al confine con il comune di Grisolia, si trova il maestoso Palazzo Gabriele Marino, una costruzione di tarda età medioevale, sede il Museo del Cedro, nato per promuovere e valorizzare la coltivazione di questo antico agrume. Nelle sale interne sono stati allestiti pannelli didattici e postazioni multimediali per raccontare la storia del cedro ed illustrarne le fasi di lavorazione. I lavori di restauro del palazzo, terminati nel 2004, sono stati rallentati a causa del rinvenimento di frammenti ceramici di epoca ellenistica e romana. In passato era una struttura adibita ai lavori forzati dei detenuti per la produzione di olio e vino, per questo motivo è noto anche come Carcere dell’Impresa.

 
Santa Maria del Cedro
 
Torri Normanne

Sul territorio di Santa Maria del Cedro sono presenti i ruderi di tre torri di avvistamento di evidente fattura normanna. Torre Longa e Torre Nocito, in località Foresta, e Torre Sant'Andrea, in Via Nazionale, collegate visivamente tra loro in modo da permettere l'avvistamento degli invasori e avvisare subito la popolazione dell'imminente pericolo.
In località La Bruca vi era un'altra torre di avvistamento, diversa dalla precedenti, che insieme ad altre torri costiere costituiva un sistema difensivo di avvistamento e di comunicazione lungo la fascia costiera del regno di Napoli per difendersi dalle frequenti incursioni saracene e corsare.

 
Santa Maria del Cedro
 
Gastronomia

Definito tale dalla tradizione israelita, il cedro è da sempre presente nella cultura e nell'economia di Santa Maria del Cedro. La coltura fiorì alla foce del Fiume Abatemarco, nel I sec. d.C., portato dagli ebrei che a loro volta lo avevano conosciuto, secondo alcuni autorevoli scrittori, nelle terre d'Egitto e lo avevano eletto a simbolo di perfezione.
Il cedro è dunque elemento di una tradizione secolare, che è entrata a far parte nel mondo contadino di Santa Maria del Cedro, come punto d'unione di culture diverse, di due civiltà lontane ma accomunate da un identico interesse, pur con finalità diverse.
In ogni famiglia, soprattutto negli ultimi secoli, la coltivazione del cedro ha assunto un ruolo economico determinante e indiscutibile. Tra le diverse varietà di cedro, quella prodotta a Santa Maria del Cedro, denominata Liscia Diamante, è la più pregiata. È formata da una buccia molto spessa e da una polpa ricca di semi. Oltre ad avere un intenso profumo, il frutto è pregiato per le sue proprietà organolettiche, che gli stanno riservando da qualche tempo un rilevante ruolo nella ricerca farmacologia e nella medicina anti-aging.
I cedri sono ottimi per la salamoiatura, ma sono utilizzati soprattutto per produrre liquori, estratti, crema, confetture, yogurt, dolci, gelati, sorbetti; inoltre, i cedri vengono utilizzati anche per la preparazione di raffinate ricette culinarie.

 
Santa Maria del Cedro
 


 


Indirizzo Via Nazionale, 1
  87020 Santa Maria del Cedro (CS)
Telefono 0985 5453 - 0985 5152
Fax 0985 5510
Sito web http://www.comune.santamariadelcedro.cs.it
 

 

Santa Maria del Cedro è situata nell'alto Tirreno cosentino, tra le località di Diamante e Scalea, in uno splendido tratto di territorio calabrese che comprende numerose e rinomate località costiere. La non elevata altitudine sul livello del mare e il clima mite e salubre, fanno di Santa Maria del Cedro uno dei centri più graditi dai turisti. Negli ultimi anni si registra una crescita del turismo, anche grazie all'offerta di una rete ricettiva varia e articolata.

Santa Maria del Cedro fu fondata nella metà del sec. XVII dall'abbandono forzato di Abatemarco in seguito alla distruzione causata dall'omonimo fiume. Il territorio fu a lungo feudo della famiglia Brancati di Napoli che lo acquistò ad un'asta pubblica. Del possedimento dei Brancati facevano parte anche Urso Marzo (Orsomarso), Grisolia e Marcellino. Fu tenuto dalla famiglia napoletana fino alla eversione della feudalità, quando l'ultimo dei baroni si ritirava a vivere a Diamante. Dapprima frazione di Grisolia col nome di Cipollina; costituitasi in comune autonomo si chiamò Santa Maria e solo nel 1968 prese il nome definitivo di Santa Maria del Cedro per l'abbondante produzione di cedri che c'è nel suo territorio. La non elevata altitudine e il clima mite e salubre, fanno di Santa Maria del Cedro uno dei centri più graditi dai turisti. Il paese è graziosamente inserito alla fine della vallata verde di cedriere e uliveti, da cui si diffonde un profumo intenso e unico.

Il Museo del Cedro rappresenta un momento, non solo spaziale, di promozione dell'immagine di questo frutto. Gli intenti del Consorzio sono di promuovere un Museo secondo le tecniche e le motivazioni più progressive, all'interno di uno spazio espositivo che tratterà del valore culturale e della storia dell'agrume. La rivalutazione della cultura materiale legate alla produzione del Cedro e del suo arrivo nella penisola sono però fruibili dal pubblico non solo attraverso vetrine museali che "conservano" la memoria di questo frutto e di questo territorio, ma attraverso pannelli didattici che documentano le varie fasi della produzione e rappresentano le diverse ricerche fatte sulla storia del cedro. Inoltre, l'utilizzo di postazioni multimediali permettono agli utenti di accedere direttamente ad una piattaforma GIS che racconta, in maniera globale, non solo gli elementi sopraccitati, ma anche il territorio. Nella necessità, per l'appunto, di valorizzare il Cedro valorizzando il territorio, il Museo interviene, inoltre, con due Percorsi che completano la conoscenza del territorio soprattutto di Santa Maria del Cedro, sede del Consorzio. Il Percorso Artistico, ricco di pannelli ceramici, che racconta del cedro, della sua storia, ricca di riferimenti legati al mondo biblico e alle tradizioni ebraiche, oltre che delle tante citazioni letterarie dell'agrume, da Apicio, nelle sue ricette, a Boccaccio, al Tasso, fino, in epoca contemporanea, a D'Annunzio e a Lee Masters. Questo percorso insiste nel Centro Storico di Santa Maria e rappresenta un arricchimento artistico per quell'area di notevole valore, in quanto coinvolge diversi artisti. Il Percorso Archeologico è, invece, legato al sito di Laos, colonia della Magna Grecia. La visita presso tale luogo non solo rappresenta la necessaria volontà di creare una conoscenza comune sul valore dei Beni Culturali, ma dà la possibilità di completare il racconto dell'arrivo del cedro in Italia. A completamento di ciò, il Museo si è attrezzato anche di un infopoint, sempre nel Centro Storico di Santa Maria, che serve oltre che a dare indicazioni sul Percorso Artistico, anche ad indicare il Percorso Archeologico e il Museo ad altri visitatori, rappresentando allo stesso tempo una "bacheca" espositiva che permette di creare un punto di informazione su manifestazioni ed eventi promossi non solo dal Museo, va da tutto il Consorzio.



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