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Sono numerose le grotte presenti sul territorio calabrese, molte delle quali scavate dal mare a ridosso delle coste e altre dovute all’erosione degli agenti atmosferici sulle rocce collinari e montane: dei luoghi quasi magici che si nascondono ai nostri occhi ma che, una volta scoperti, riservano sorprese di inestimabile valore. Molte di queste grotte hanno, infatti, una grande rilevanza sul piano geologico-naturalistico e su quello storico-antropologico.

Sono grotte di diverso aspetto ed estensione, spesso caratterizzate dalla presenza di formazioni minerali, stalattiti e stalagmiti, che donano loro un fascino del tutto particolare, che si esercita facilmente su chi le visita e può apprezzarne le forme e i colori, quasi si trattasse di sculture astratte realizzate dallo scalpello di madre natura, come nelle Grotte di Sant’Angelo a Cassano allo Ionio.

La presenza di tante grotte marine è favorita, in Calabria, dalla conformazione delle sue coste, composte spesso da rocce che scendono a picco sul mare e che sono state scavate nel tempo dalla forza delle onde, come la Grotta di San Gregorio, a Caminia di Stalettì, con i suoi due ingressi posti proprio sul livello del mare, le grotte che impreziosiscono l’isola di Dino e quella di Cirella, le grotte dei Rizzi e delle Colonne a Cetraro, raggiungibili solo dal mare, la grotta dell’Arcomagno a San Nicola Arcella.

Anche nei territori dell’interno, scarsamente pianeggianti e occupati in gran parte da rilievi, le grotte naturali non sono meno numerose che sulle coste. Una valenza culturale del tutto particolare, assumono quelle che sono state scelte, in epoca preistorica, come rifugi momentanei o come vere e proprie abitazioni dai nostri più antichi predecessori.

Tra queste, la grotta del Romito, a Papasidero, che ospitò un insediamento risalente al paleolitico, con all’ingresso una delle più antiche manifestazioni artistiche di tutta Italia: il cosiddetto “bos primigenius”, una figura di bovide incisa su una grande pietra dalla mano di un nostro antenato che già sentiva il bisogno di lasciare un segno tangibile del suo passaggio terreno.

E infine, i tanti insediamenti rupestri che fanno capo a diverse epoche storiche, come quello di Casabona, composto da centinaia di grotte disposte su file parallele e abitate fin dall’età del bronzo, o come le Grotte Basiliane sparse un po’ in tutta la Calabria, adibite a dimora da monaci aderenti alla regola di San Basilio Magno, ma che diventavano spesso dei veri e propri villaggi rurali, come è avvenuto a Zungri.

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